Il Blog dei Musicisti Tutto sul mondo della musica e degli strumenti musicali

27apr/110

Cinema e musica contro il regime iraniano

I Gatti Persiani (Kasi Az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh) è un film iraniano uscito nel 2010, girato senza autorizzazione. Parla di Ashkan e Negar, due ragazzi che vogliono suonare musica rock e per farlo sono disposti anche a lasciare il loro paese: l'Iran.  I due ragazzi, tramite il padre, conoscono Nader, un personaggio ben introdotto nella scena underground di Teheran. Grazie a lui, i due protagonisti vengono a contatto con le realtà più eterogenee del panorama musicale iraniano: un mondo che non riesce e non può emergere perchè censurato dalle autorità del regime islamico.  Il filone "underground", nella Teheran contemporanea, è un vasto assortimento di generi: dal folk al metal, dal pop all'indie... l'unico denominatore comune è sfuggire ai controlli  della polizia perchè, in Iran, l'unica musica approvata dal regime è quella tradizionale che chiaramente rappresenta la voce del regime.  Questo film ci fa vedere la volontà di mostrare il lato migliore dell'Iran, ovvero quello fatto da persone che combattono contro il regime con la propria arte e la propria determinazione. Tutto viene affrontato con il sorriso sulle labbra: insieme ai due protagonisti, lo spettatore si immerge in un mondo segreto fatto di giovani talenti e nuove sonorità che prendono spunto dai dischi illegali provenienti dall'occidente e dalla vita iraniana sotto il regime.

Il film è stato girato nel 2009 poco prima delle elezioni, in un contesto di grande fermento e di grande tensione; l'anno successivo è stato presentato a Cannes. Il regista,  Bahman Ghobadi, spiega come la visibilità del suo film  gli abbia creato non pochi problemi in patria e infatti dichiara:  "Siamo stati fermati dalla polizia durante la realizzazione del film, ma mai incarcerati. Ho anche regalato qualche dvd con i miei film ai poliziotti. Al mio ritorno da Cannes, invece, sono stato fermato e ho passato 7 giorni in carcere: ero entrato in Iran dal confine iracheno per andare a trovare qualche mio parente in Kurdistan". Anche la vita dei protagonisti del film è cambiata dopo la realizzazione del lungometraggio, sempre Ghodabi racconta ".. alcuni dei ragazzi hanno lasciato l'Iran nelle settimane successive alle riprese, ma molti altri gruppi musicali iraniani sono partiti prima di loro. Dovete sapere che in Iran ci sono più di 3000 band di musica rock, e se 20 o 30 di loro riescono a fuggire e portare la musica rock iraniana in giro per il mondo per me è fonte di grande gioia. La loro missione adesso è uguale alla mia: raccontare a tutto il resto del mondo quello che succede in Iran" ... il regista continua: "Nel mio film ho voluto mostrare una briciola della cultura underground iraniana, poiché essa non è soltanto musica, ma anche arte, poesia, letteratura: c'è una grandissima produzione artistica tenuta nascosta che aspetta soltanto di poter uscire fuori un giorno. Ho tenuto i diritti del film in Iran per me e ho permesso che fosse distribuito gratuitamente per le strade, in questo modo tantissimi giovani hanno potuto vedere qual è la situazione nel nostro paese e ne sono rimasti molto turbati, e come loro tantissime altre persone che sto incontrando in questi mesi in giro per il mondo, che mi stringono la mano e mi ringraziano per avergli mostrato questa situazione. Per questo motivo ho capito che la mia presenza è più importate fuori dall'Iran, perchè così posso raccontare liberamente quello che accade laggiù".