Il Blog dei Musicisti Tutto sul mondo della musica e degli strumenti musicali

5set/110

Don’t Stop Me Now

4lug/110

40 anni senza Jim

 

Jim Morrison

Jim Morrison

Il 3 luglio 1971 viene a mancare una delle icone della musica rock del secolo scorso: Jim Morrison muore nella sua casa di Parigi in Rue de Beautreillis in circostanze misteriose. Alcuni sostengono che  sia morto per un'overdose, altri a causa di un arresto cardiaco, altri ancora sostengono che abbia inscenato la sua morte e che sia ancora vivo da qualche parte. Qualunque sia stata la causa della sua scomparsa, King Lizard, da quel 3 luglio, diventa un'icona del rock  e un mito intramontabile ormai da 40 anni. Ad accrescere la leggenda, è la morte a 27 anni che ne legittima l'entrata nel cosidetto club 27: un ipotetico club che raduna musicisti e artisti deceduti a 28 anni non ancora compiuti.  Ad alimentare  l'aura di mistero di questo fantomatico club è la connessione con la maledizione del J27 che avrebbe colpito a partire dagli anni '60 personaggi della musica nel cui nome era presente la lettera J: Roberto Jones, Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e infine Jim Morrison.  Dopo la morte di Jim la teoria prende strade diverse: molte sono le morti di personaggi con la J nel nome da John Lennon a Micheal Jackson, da John Bonham a Jeff Buckley ma in questi casi l'età sembra non corrispondere ai fatidici 27. Si inizia quindi  a parlare di Club 27 dove si abbandona la costante della J ma persiste quella dell'età: sono infatti tante le morti, più o meno note, di artisti deceduti a 27 anni: Kurt Cobain, Linda Jones, Dave Alexander (stooges), Kristen Pfaff (hole), e altri...

Per questo 40esimo anniversario sono stati organizzati eventi in tutto il mondo da cover band che si esibiranno in contemporanea tra la Germania, l'Australia e Usa,  su internet sono tantissimi i siti che promuovono tour per Parigi alla scoperta dei luoghi di King Lizard nel suo ultimo periodo. Esce per l'occasione anche una raccolta "A collection" che racchiude tutta la discografia del gruppo, inoltre verrà  pubblicata la colonna sonora di "When you're a strange" film documentario che rivela filmati mai visti della band.

24giu/110

Interview with THREESOME

Abbiamo incontrato i “THREESOME”, una nuova band di electro-pop-rock con un disco appena uscito (“INJECTION”) e un video, “BACK AND FORTH”, che ha fatto già parlare di sè in rete. Incontriamo i 3 componenti del gruppo: Melissa Campisi (voce, chitarra, autrice di tutti i testi e della maggior parte delle musiche), Francesco Alagna (basso, programmazioni, arrangiamenti e autore di alcune musiche) e Angelo Bordonaro (batteria).

Innanzitutto: come vi siete conosciuti?

Angelo: l’incontro è stato molto casuale anche se Francesco lo conoscevo da molto tempo… è stato uno dei miei bassisti storici durante gli anni a Palermo. Ho avuto invece l’occasione di conoscere Melissa tramite la cantante di un mio vecchio progetto durante alcune session a Milano. Da lì è iniziata una bellissima collaborazione anche in altri progetti. Una volta appresa la notizia che Francesco avrebbe lasciato la Sicilia per trasferirsi nel capoluogo lombardo è stato tutto molto più chiaro… i Threesome sarebbero nati da lì a breve. Venivamo tutti da esperienze diverse ma non abbiamo avuto dubbi sulla strada da intraprendere insieme.

Quali sono i vostri riferimenti musicali? E’ evidente dal vostro nome una passione per gli “INTERPOL” ma ascoltando il disco e in particolare la voce di Melissa ci viene in mente anche Louise Rhodes (LAMB). C’è qualche gruppo di musica elettronica che vi ha influenzato durante la composizione di “INJECTION”?

Melissa: in realtà dal punto di vista compositivo non ho dei veri e propri riferimenti. Sono però una grande ascoltatrice e mi circondo spesso della musica di P.J. Harvey, Tori Amos, Interpol, Cure, Depeche Mode, Coldplay, Placebo e anche Lamb. Quindi mi hai fatto un gran complimento! Pensando agli arrangiamenti invece ci siamo ispirati sicuramente agli Editors, in modo particolare nella realizzazione del brano Injection, ma anche ai Massive Attack: in Alter Ego per esempio.

E’ appena uscito il vostro album (disponibile su tutte le migliori piattaforme di digital download). Avete in progetto di portarlo anche dal vivo?

Francesco: Certamente! Penso che la migliore espressione di una band sia proprio dal vivo, è lì che la vera anima della musica viene fuori. Anche se il lavoro in studio ci ha regalato soddisfazioni ed emozioni incredibili, il nostro principale obiettivo è arrivare al cuore della gente. Ci piacerebbe portare dal vivo uno spettacolo che sia un piacere per gli occhi quanto per le orecchie, con musica e scenografia, qualcosa di singolare che possa rimanere impresso nella memoria dei nostri spettatori.

Injection

Injection

 

Cosa pensate della scena musicale italiana e del fatto che non esistono luoghi dove promuovere la musica emergente come succede all'estero?

M: Purtroppo tutto ormai deve avere dei riscontri prettamente economici. In pochi hanno il coraggio di rischiare lanciando su un palco qualcosa di “nuovo”. Poi ci si mettono anche le leggi assurde che a breve  ridurranno l’Italia a non essere più un Paese artistico come tutto il mondo riconosce. All’estero  c’è forse una più alta considerazione del musicista e una maggiore fiducia nei confronti di chi dimostra di puntare veramente tanto su quello che fa, prescindendo dal grado di commerciabilità che il genere musicale può avere.

Il ministro Brunetta poco tempo fa dichiarò che i musicisti erano dei fannulloni (probabilmente per giustificare i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo) e che in Italia non ci sono più Verdi nè Puccini (e se pure ci fossero non vorrebbero soldi)...

A: Ogni forma d’arte richiede una nobiltà d’animo anche da parte di chi “assiste”. Credo  che ci voglia maggior rispetto per il pubblico che  molto spesso viene considerato “distratto” ma che nel bene e nel male decide le sorti di qualunque Artista. Non saranno mai le parole di un politico  a definire la “verità assoluta”. Di contro posso dire che non tutti quelli che prendono una chitarra in mano sono “artisti”; a volte si può essere semplicemente dei grandi appassionati e vivere brillantemente questa condizione.

INJECTION” è un progetto in cui oltre all'aspetto musicale assume particolare rilevanza l'immagine. Vi siete affidati a due giovanissimi Art Director: Mattia Galione e Massimiliano Meregalli. Quando è nata l'idea di questa collaborazione?

M:E’ stato tutto molto naturale:ci siamo conosciuti tramite persone vicinissime alla band. Noi cercavamo giovani di talento, loro due cercavano una band con cui mettere in mostra le loro straordinarie capacità. E’ stato un vero e proprio “colpo di fulmine” e siamo veramente orgogliosi di lavorare con loro. Si occupano praticamente di tutto cercando sempre di rinnovarsi e rinnovarci con grande passione e professionalità.

Il disco è stato registrato tra Milano, Palermo e la Gran Bretagna. Da dove nasce questa scelta?

F: Volendo riassumerli in una parola ciascuno, i tre luoghi rappresentano  rispettivamente il corpo, il cuore e l’anima del progetto. Milano è la mia città ormai da due anni, qualcuno in più per Angelo e Melissa, ed è il luogo dove tutto ha preso forma. Palermo è la culla dei nostri affetti e ricordi, scenario della nostra formazione e crescita musicale, e proprio dal capoluogo siciliano provengono tutti gli amici musicisti che hanno contribuito alla realizzazione del disco (Massimiliano Tarsilla - registrazioni, Manfredi Tumminello - chitarre, Francesco Bordonaro - percussioni e Gianni Varrica - synth e programmazioni). Infine Londra è la patria spirituale della nostra musica ed in generale di tutto il rock europeo. Era quasi doveroso che proprio lì avvenissero le fasi di missaggio e finalizzazione  del lavoro con Simon Lomax del Music Skills Studio.

Injection

Injection

Siete italianissimi ma avete scelto coerentemente con i vostri gusti di scrivere in inglese. Quello che colpisce è un sound per nulla "italiano". Sicuramente gli strumenti utilizzato hanno avuto un ruolo fondamentale. Ci sono dei marchi a cui siete particolarmente affezionati?

A: Melissa utilizza microfoni Shure e due chitarre: Fender Telecaster Classic Player Baja e  Gretsch G 5122 electromatic hollowbody. Francesco è legatissimo al suo Fender Jazz Bass e ai suoi Yamaha TRBII 6. Ultimamente ci siamo legati anche a  Remo,   Vic Firth,  DR (grazie ad Aramini) e a Roland per tutti i suoni elettronici e i pedali per chitarra e basso (Roland). Io da molti anni ormai sono legato a  Pearl e Sabian (grazie a FBT); in particolare per il disco ho utilizzato  Pearl Reference e  Saabian HHX evolution; dal vivo spesso alterno il mio rullante Pearl a un bellissimo Ludwig LM402, il massimo nel metallo.

Avete un sogno nel cassetto?

M: Il nostro sogno lo stiamo già vivendo: poter fare musica senza esser schiavi di quelle “etichette” spesso convenzionali che impone il mercato. Ed è un sogno dal quale non vorremmo mai svegliarci, se non trovando nella musica stessa la nostra realtà quotidiana da vivere ad occhi aperti.

Injection by threesomeband

16mag/110

Metal will never die \m/

Ronnie James Dio

Ronnie James Dio

Oggi è passato un anno dalla morte di Ronnie James Dio, uno dei massimi esponenti dell'heavy metal. Classe 1942, di origine italiana, il suo vero nome era Ronald James Padavona. Il suo pseudonimo ha origine dal nome di  Giovanni Dioguardi (Jhonny Dio) membro e capo mafioso della Famiglia Lucchese, statunitense ma con sangue italiano.

Cresciuto nello stato di New York, comincia la sua vita nella musica suonando la tromba e il corno francese in un gruppo rockabilly dandosi il nome di Ronnie Dio. Successivamente, come bassista, forma un gruppo di rock'n'roll, i The Vegas King, conosciuti anche come Ronnie Dio and The Prophets, di cui in un secondo tempo sarà il cantante. Non fecero molta strada, incisero infatti qualche singolo e un solo album Dio at Domino's (1963).

Nel '72 passa all'hard rock formando gli Elf con cui incide tre album. Nel frattempo si sposta in Gran Bretagna. Gli Elf acquistano qui una certa popolarità tanto da aprire i concerti dei Deep Purple. Ritchie Blackmore (anche se non c'è bisogno di dirlo, il chitarrista dei Deep Purple) venne colpito dalle doti vocali di Dio e sulla scia del suo malcontento coi DP, li lascia e prende in mano il gruppo di Dio che da Elf diventano i Rainbow.

Dopo tre anni di attività insieme, Dio si trova ad avere divergenze di stile con Blackmore (quest'ultimo prediliva un genere più commerciale) e lascia i Rainbow per unirsi ai Black Sabbath che avevano appena dato il ben servito a Ozzy. Grazie all'ingresso di Dio, i Black Sabbath superano il periodo di crisi che stavano vivendo incidendo due album di grande successo Heaven and Hell e Mob Rules e un live dal titolo Live Evil. Nuovi attriti però scalfiscono l'armonia del gruppo e con Vinnie Appice decide di abbandonare i Sabbath per formare un nuovo gruppo: i Dio.

Resterà questa la sua band ufficiale fino alla morte. I Dio incidono il primo album nel 1983, Holy Driver, seguito poi da altri 9 dischi. Durante gli anni il gruppo vede un costante cambio di musicisti. RJ Dio rimane l'unico membro originario. Parallelamente negli ultimi anni di vita, prende parte a una reunion dei Balck Sabbath, gli Heaven and Hell, con cui incide un paio di album. Muore il 16 maggio del 2010 per un cancro allo stomaco.

Curiosità:

- Dio non prese mai lezioni di canto: attribuiva infatti le sue capacità al giusto modo di respirare che imparò da bambino suonando il corno francese.
- Si crede sia stato il diffusore del gesto delle corna: raccontava di averlo imparato da sua nonna, che lo faceva per scacciare il malocchio...
- Una delle ultime canzoni registrate prima della sua morte fu "Metal will never die".
- RJD appare nel film Tenacious D and The Pick of Destiny nel ruolo di se stesso.

19apr/110

Kyuuri, il lato riot dell’indie

Kyuuri

Kyuuri

 

Finalmente una band che dell'indie ha saputo prendere solo il meglio..quindi niente frange modaiole e niente atteggiamenti da poser, ma soprattutto niente sonorità trite e ritrite.. le Kyuuri, sono un gruppo attivo da 10 anni, originario di Reggio Emilia, propongono un mix di punk rock, pop e electro ( grazie anche all'utilizzo di synth); indubbiamente figlie degli anni '90 ma con molta attenzione alla contemporaneità oltre che in termini compositivi anche a livello di testi come "Noemi" o "Pois".
La prima volta che ho sentito le Kyuuri dal vivo è stato lo scorso Ladyfest, e sul palco semplicemente spaccano! se ti aspetti il solito concerto fatto di un pezzo via l'altro e qualche battuta tra un pausa e l'altra non ci sei proprio, le Kyuuri sono in grado di mettere su un vero e proprio spettacolo teatrale fatto di ironia e contestazione verso un ambiente, quello musicale - e non solo-, che ha ancora forti pregiudizi verso le ragazze. Alice, la cantante, la vedi passeggiare sul palco con un'aspirapolvere e alzandola al cielo gridare " non vogliamo che questo che sia l'unico strumento che ci venga attribuito!", oppure sul pezzo "Noemi" dove fa il verso alla famosa papy girl in preda a deliri ( più o meno verosimili?!).
Qua sotto trovate il link del loro space, fatevi un giro e tirate giù qualche data, interessante quella del 29 aprile al Corallo di reggio Emilia di supporto ai Sick Tamburo,ovvero 2/3 dei Prozac+!